Stili di vita ecologici per la riduzione di CO2

 

24.075.813 kg di CO2 non emessi in totale con un risparmio di 8.785.732 

 

Nike Air Max 97 High

I GIARDINI DI FLORA – Circolo Legambiente “Sila” #S. Giovanni in Fiore #Calabria

Il raccolto della legalità nelle terre di Calabria

Non basta confiscare i terreni alla ‘ndrangheta, e neppure riassegnarli. C’è un terzo passo da compiere: bisogna utilizzarli “eticamente”. Coltivando prodotti di qualità che siano frutto diun’agricoltura biologica, a basso impatto ambientale, rispettosa delle regole di un mercato “pulito”, della terra e dell’ambiente .

Tra le eccellenze e le buone pratiche segnalate da “Caralabria”, la carovana di Legambiente Calabria che nel 2012 ha attraversato la regione alla ricerca di storie positive, c’è l’esperienza sui terreni confiscati del Crotonese.

È proprio nel segno di un’agricoltura etica, biologica e a basso impatto ambientale, che Legambiente Calabria fa tappa a Isola Capo Rizzuto – sull’esteso terreno di località Cavaliere confiscato alla cosca Arena – scegliendo  di approfondire l’aspetto dell’inscindibile binomio tra ambiente e legalità. Partendo dall’incredibile esperienza che in provincia di Crotone sta accomunando una rete di soggetti nella creazione di una cooperativa di giovani incaricata di coltivare e gestire i terreni confiscati alla ‘ndrangheta, Legambiente Calabria ha voluto focalizzare l’attenzione sulla necessità di ritornare ad un’agricoltura di tipo tradizionale, utilizzando i campi sottratti alla criminalità organizzata per produrre coltivazioni di qualità, nel pieno rispetto delle regole ma anche della terra e dell’ambiente.

Non più, dunque, scelte di coltivazione dettate da incentivi economici o da un mercato condizionato, bensìproduzioni locali e metodi di coltivazione più naturali, creazione di una rete sul mercato di queste produzioni così da agevolare il lavoro dei giovani che hanno scelto l’agricoltura etica, libera e naturale, condividendo con Legambiente e Libera il valore del rispetto delle regole e della Costituzione italiana.

Gli obiettivi di questa buona pratica sono molteplici: dal rafforzare l’intervento di riappropriazione e restituzione alla collettività dei beni confiscati alla ‘ndrangheta, allo sviluppo dell’economia locale, al  lavoro pulito e sostenibile, alla valorizzazione dei prodotti agricoli fortemente radicati nel territorio.

FAQ

È sufficiente solo confiscare i terreni alla mafia?
No, è importante confiscarli ma soprattutto riutilizzarli nella “giusta” maniera.

Quale sarebbe il giusto riutilizzo dei terreni confiscati?
Coltivarli seguendo un’etica che la mafia non ha mai adottato.

Che cosa si intende per coltivazione eticamente corretta?
Coltivare prodotti di qualità che siano frutto di un’agricoltura biologica o a basso impatto ambientale, che rispetti le regole di un mercato “pulito” ma anche quelle della terra e dell’ambiente.

Produzioni locali e metodi di coltivazione naturale sono in contrasto con il mercato?
No, bensì utili allo sviluppo di un mercato “pulito” sia dal punto di vista economico che  ambientale, ma soprattutto alla crescita di quella parte di società che ha scelto di agire eticamente.

Quali associazioni sono coinvolti in questa buona pratica?
Legambiente Calabria e l’associazione contro le mafie “Libera”, ma potrebbe interessare tutte quelle associazioni di volontariato che operano nel campo della legalità oltre a varie Cooperative Sociali che spesso si costituiscono proprio per realizzare questi progetti mettendo a lavoro giovani disoccupati.

L’utilità della buona pratica?
Valorizzare persone con esperienza e formare nuovi giovani. Fondamentale è l’apporto che le persone con esperienza trasmettono ai giovani, visto in particolare che negli ultimi decenni l’agricoltura è stato un settore trascurato o quasi abbandonato dalle fasce più giovani.

Quale è  lo scopo del coinvolgimento giovanile in questo progetto?
La formazione di una nuova generazione di esperti nel campo dell’agricoltura sia a livelli scientifico sia a livello artigianale. Nonché una generazione di giovani capaci di opporsi alla manipolazione e al cattivo sfruttamento del territorio agricolo che nel Sud d’Italia rappresenta un grosso potenziale economico.

La mancanza di una adeguata strategia di mercato è sufficiente a giustificare l’abbandono dei terreni  confiscati, cioè a lasciarli incolti?
No. I terreni vanno sempre tenuti puliti sia per evitare che diventino discariche a cielo aperto, sia perché la loro coltivazione e ripulitura serve a migliorare e aumentare l’aspetto estetico del paesaggio e quindi ad una qualità ambientale migliore. Inoltre i terreni coltivati e curati prevengono il fenomeno del dissesto idro-geologico, un fenomeno che purtroppo colpisce duramente ogni anno l’Italia anche perché molti terreni agricoli sono stati abbandonati da decenni.

La buona pratica è tesa a coinvolgere altri soggetti?
Assolutamente si. La diffusione di quest’ultima è rivolta non solo ai soggetti direttamente coinvolti ma atutta la comunità locale e anche al mondo della politica che dovrebbe incentivare la buona pratica sostenendo tutti coloro che hanno il coraggio di intraprendere questo difficile percorso, e le associazioni di volontariato deve fare in modo che si tenga sempre alta l’attenzione su questa tematica.

Quali tematiche può legare un’associazione come Legambiente all’uso dei terreni confiscati alle mafia?
Lo sviluppo di un mercato di un mercato “pulito” che venda prodotti locali favorendo il processo virtuosodei prodotti a “Km0”, fino alla produzione biologica e la costituzione dei GAL i “Gruppi di Acquisto Locale”.

Mens Trainers